Questo blog nasce come una sorta di diario segreto.

Molto più personale e introspettivo, non nasce ne per essere giudicato, ne per essere compreso o frainteso.

ognuno è libero di inetrpretare, ma solo noi stessi conosciamo il vero senso di quello che scriviamo e l'attimo nel quale è stato fatto e perchè ...

un viaggio nell'etere di pensieri ed emozioni profondi... uno specchio dell'anima,come il titolo recita ...

domenica 30 novembre 2025

Vorrei riviverti, così.

Quanto dolore nelle conferme

Se ci sei, se vedi se sai. Sai tutto. Come sai che ultimamente stiamo cercando di migliorare un po’ l’attività che da troppo abbiamo un po’ lasciato andare a sé stessa.
E non puoi più rivoltarti nella tomba, né tu né Gino, per quante cose non sono andate come avreste voluto e che sono state trascurate. Nemmeno per tutte le ingiustizie. 
Che ormai non siete che ossa, ahimè. Ma chissà che in questo caso meglio così, almeno per voi. E largo alle nuove generazioni.
E non c’è niente da fare, nella vita tutto passa.
Che ci piaccia o meno. Anche il pensiero. Ognuno ha le proprie vedute.
I conflitti tra genitori e figli non sono che l’esempio del cambiamento. Che poi sia meglio o in peggio è da vedere.
E la mentalità cambia. Si evolve anche influenzata dai media, dalla società. Però in fondo la società siamo noi.
E non sempre l’esempio è sufficiente. 
A volte colpevolizziamo i genitori per i comportamenti dei ragazzi, ma non sempre è così. Oppure diamo loro il merito e anche qui non sempre è così, a volte è una questione di fortuna.
In ogni modo ho detto centomila cose  per dirne una sola. I nostri figli non sono noi.
E quindi le idee che hanno oggi quei “ragazzi” ,che hanno preso il vostro posto non saranno mai uguali a voi,e per bravi che sono, non sono voi.

Voi eravate un’altra pasta. Perché purtroppo i proverbi non sbagliano. Quando trovi la pappa pronta, non sai cosa vuol dire guadagnarsi la “stozza”. 
E pecchi di superbia, di superficialità e a volte di arroganza.
Poi c’è chi ci nasce. E questo è un altro discorso. Non c’entrano nulla né il tempo, ne la società, ne le idee. È caratteriale e se sei una brutta persona lo sei e basta.
Sia che hai vissuto cento anni fa, sia che vivrai tra 50 anni.
Una cosa è certa. Si sono persi troppi valori. In primis il rispetto. L’amore per il prossimo.
Però non bisogna confondere le due cose.
L’amore, il bene, la simpatia, la tenerezza, la complicità sono sentimenti che non possiamo comandare, ma nemmeno pretendere. Se non andiamo a genio a qualcuno, non possiamo obbligarlo ad amarci, possiamo fare i simpaticoni quanto ci pare, ma se a quella persona non piacciamo possiamo fare anche i salti mortali. Non piacciamo e basta.
E spesso la cosa è contraccambiata. Ci sono persone che non possono vedersi a pelle, senza un evidente motivo.
Alcuni conoscendosi più a fondo poi finiscono col ricredersi e a volte diventano  persino come fratelli.
Anche io, ad esempio, m’innamorai di te che all’inizio giudicavo burbero e distaccato.
Ma il rispetto è un’altra cosa. Il rispetto lo si deve a tutti. E si può pretendere di averlo. E sarebbe giusto che come mi tratti, ti tratto.
Sicuramente i ruoli sono importanti. Se sei mio padre, alcuni atteggiamenti non sono accettati, quando superano un certo limite. Fino a un certo punto, però. Perché se sei un padre che alza le mani su mia madre, che per primo non m’insegna il rispetto, indubbiamente non potrò che confrontarmi con te in eguale modo. E a forza di cercare di essere gli amici dei nostri figli, credendo di guadagnarci così la loro fiducia, abbiamo finito per invertire i ruoli. La stessa cosa a scuola con i professori a scuola. Difendiamo a spada tratta i nostri figli, e così facendo permettiamo loro di prendere il sopravvento. E alla fine il professore ha le mani legate.
E poi ci domandiamo perché oggi un ragazzo davanti a un rifiuto è capace di uccidere.
Ho fatto un discorso generale che nulla a che vedere con ciò che sto provando adesso, ma mi serviva per introdurre tutto il discorso. Quello sul rispetto e sull’amore.
E mi spiego cosa c’entra tutto questo con la nostra attività.
La chiamo la “nostra” perché in realtà non l’ho mai sentita mia, benché fosse la tua. E perché in realtà al momento attuale davvero non è più mia.
Spesso mi rimproveravi di non interessarmi troppo delle decisioni che si prendevano, di restare in disparte benché fossi presente. Gli ultimi tempi, forse perché ti sentivi già qualcosa, mi spingevi ad intervenire quando il geometra veniva con la mappa a illustrare il progetto del bar, che ahimè non hai avuto la fortuna di veder nascere.
Ma era più forte di me. A volte mi costringevo a partecipare, per farti contento, ma io non mi sentivo parte di tutto questo.
Oggi ho capito che lo facevi per me. Volevi addossarmi l’importanza che avrei meritato. 
Ma vedi amore mio, le cose le senti a pelle a volte. Come ho detto prima.
Il nostro amore è stato sempre combattuto. Per la differenza di età, ma soprattutto perché ero scomoda.
Venivo a rompere le uova nel paniere a troppe persone, specialmente davanti agli interessi. E non a caso, appena prima di sposarci ci fecero fare la divisione dei beni. E sai che nuova c’è. Che è vero, un po’ ci rimasi male. Ma non perché m’importava niente di quelle quattro mura o dell’attività in sé stessa. Ma era l’ennesima conferma che non mi sbagliavo.
Successe uguale ad Anna, con tuo figlio Giuseppe, ricordo che la trovai a piangere sulla soglia di negozio.
E magari è vero anche che lo si fa anche per le tasse. E ti dico di più. In tempi come questi, dove ci si lascia anche per delle stronzate lo trovo persino giusto. Ma nonostante tutto so che già la parola in sé stessa contrasta con la parola amore.
Malgrado ciò, io ti amavo a prescindere. E in fondo capivo che avevi anche due figli da tutelare e per cui, dal tuo punto di vista, anche se fa male, nulla da obiettare.
Che poi, nel nostro caso, purtroppo è decaduta. Che non sapevo che in caso di morte decadeva. E dovrei dire per mia fortuna, ma vaffanculo. Io non volevo le tue cose. Io volevo te.
E purtroppo, ancora oggi, continuo ad avere la conferma che per tutti sono ancora quella stronza opportunista che è entrata nelle tue grazie per interessi.
E non frega un cazzo a nessuno se sto qui ancora a piangerti.
Come ho detto prima non possiamo pretendere amore.
Mi spiace dirtelo amore. E lo so, in fondo per sposarci ti sei dovuto rompere una mano. Ma oggi so, che qualcuno mi ha apprezzato e capito, ha creduto nel mio amore sincero e quel qualcuno oggi ha tutto il mio amore e la mia stima.
Ma ahimè, c’è stata anche tanta falsità. Tanta costrizione.
E sono convinta, che tu, dentro te, lo sapevi, e hai sempre cercato di nascondermi le cose per non ferirmi. Perché mi amavi e a te per primo facevano male.
Ma per il nostro amore dovemmo scendere a compromessi con tutto questo.
L’alternativa era una scelta che avrebbe finito per minare il nostro amore.
Ma noi, ci amavamo troppo per rinunciare. E tutto il resto al diavolo. 
Eppure sono stata felice. Eppure c’è stato un tempo in cui ci ho creduto, che le cose fossero cambiate. Un tempo in cui davvero mi sono sentita in famiglia, amata e rispettata. E a mia volta ho amato. Dico di più, sto male così, perché ancora amo ed è troppa la delusione di non essere ricambiata da chi consideri ancora quella famiglia che avevi ritrovato e in cui avevi creduto. Perché quando ti ostini a vedere il buono e a cercarlo, continui ad amare, nonostante le evidenze e i dubbi. Anzi, a me capita spesso di colpevolizzarmi, di dirmi che sono io che vedo le cose in modo sbagliato e che mi trascino appresso quell’insicurezza e i sesti sensi di allora. 
Però si sa, il sesto senso, difficilmente sbaglia. E quando sopraggiungono i fatti a suffragarlo, ecco che arriva la pugnalata e non sai più a che credere. Oppure lo sai. Ma ti metti la benda davanti agli occhi. 
Un po’ come succede alle mogli, quando sanno che i mariti le tradiscono, ma fingono di non sapere e non vedere.
Si c’è stato quel periodo. Era ancora viva mamma Rosa e la Peppa. E magari sbaglio. Eppure io, su loro due, ci metto la mano sul fuoco, che ci siamo volute bene davvero.
Come la metto su Marisa. Ma con lei il discorso è diverso. Io non sono stata solo la seconda moglie di suo padre. Con lei siamo come sorelle, amiche. Conosco cose io di lei e lei di me che non saprà mai nessuno.
E non sono stupida. Mi sono di nuovo accorta del cambiamento quando è arrivato Simone. Sorpresa a parte e dissenso comprensibile per la tua età, il problema era ben altro. Perché io potevo essere tagliata fuori, ma per Simone tutto era più difficile. 
Lui, a tutti gli effetti è tuo figlio, tanto quanto gli altri. E quando ti sei ammalato la serpe ha tirato fuori la lingua.
Ma c’è una domanda che mi sorge e mi ha sempre oppresso.
Avrei capito una reazione avversa dai fratelli. Se toglieva qualcosa agli altri, era a loro. E invece la falsità e le avversità le ho percepite da altre fonti.
E infine, quando sei venuto a mancare, la maschera è caduta.
Anche questo fa la morte. Tira fuori la verità.
Perché tutto è cambiato. All’improvviso, giustamente, morto te, non ero più tua moglie.
Anche se restavo il terzo incomodo e Simone il quarto.
E non oso immaginare la delusione di qualcuno quando ha saputo che in morte la divisione dei beni cadeva.
Eppure, io giurerei, che mio cognato Gino, in qualche modo mi ha cercato di tutelare. Perché finché è rimasto in vita lui, le cose erano cambiate, ma non precipitate. 
Mi sorprendeva soprattutto il comportamento di Giuseppe, davanti ai diritti dei fratelli, non tanto verso me, che in fondo non ero sua madre.
Pure gli voglio bene. Io lo paragono a mio fratello più piccolo. E anche quando è stato in casa con me ho fatto del mio meglio per lui. Non per dimostrare amore, non mi serviva. Io gli voglio bene davvero, malgrado mi abbia deluso.
Ma come con gli altri, l’amore non si può pretendere.  Perché anche con Simone, al di là degli interessi c’è stato un periodo in cui era molto freddo. Se n’era accorta persino Beatrice. Ogni tanto glielo faceva presente. Le cose, viste da fuori sono molto più oggettive di noi che le guardiamo col cuore, così succedeva che spesso discutevano perché Simone, come me, si ostinava a difendere Giuseppe e a creargli mille alibi. Ma in cuore mio sapevo che Bea, ci vedeva giusto. Ma non sarei stata mai io a gettare fuoco sulla brace, né in quel caso, nemmeno adesso, ne mai. Perché al di là di una massima evidenza, cercherò sempre di non fare trapelare tutto il marcio a mio figlio, affinché non si debba mai creare quella frattura che tu non avresti voluto, men che mai tra due fratelli- Ultimamente però ho notato che è cambiato nei miei confronti e anche in quelli di Simone. E infine forse si ha bisogno di crescere e diventare adulti per comprendere molte cose.
E in fondo, succede ai migliori fratelli che ci sia un po’ di gelosia.
O chissà che sotto non ci sia lo zampino di Anna. Lei sa che gli ho sempre voluto bene, che sono sincera e che mi fa così male questo distacco. Fa male a me e mi fa male per te. So quanto ci tenevi alla famiglia.

E ho soprasseduto ancora, quante rinunce, quanti pianti, quanta delusione, quanto sensi di colpa sempre accomunati nella convinzione che fossi io a vedere il marcio dove non c’era.
E quanta fatica, cercare di restare a se stessi e non cambiare a nostra volta.
Quanto dolore rendersi conto che ci avevi visto bene, che la tua non era solo una sensazione.
E mi torna in mente una discussione con mia nonna.
Una di quelle volte che veniva a stare da noi.
Premetto che lei ti adorava. Da quando ti conobbe ha sempre straveduto per te.
Non ricordo, per quale motivo, tirammo fuori un discorso sulla sua eventuale morte.
Una sera mi disse:” Ma quando morirò,. chiuderete negozio per lutto?”
Che domanda strana. 
Ricordo che rimasi un attimo zitta. Ho sentito una staffilata nel cuore.
Perché dentro me conoscevo la risposta.
“No” non avremmo chiuso. E non riuscivo a dirglielo. Non riuscivo a dirgli che mio marito pur amandomi non si sarebbe imposto per questo. 
Ma lei mi lesse nel pensiero.
“Scusa” mi disse, “ma tu non meriti il rispetto dovuto? In fondo io sono tua madre. E se muore tua madre non chiudono negozio? Non ci credo che Vincenzo non fa chiudere o non vengono al mio funerale “ 
“Beh, si lo so, però in fondo sei mia nonna, se dovremmo chiudere per tutte le nonne” che risposta del cazzo. E cazzo, aveva ragione lei! E l’ho lasciata di sasso e ognuno tragga le proprie considerazioni sulla mia risposta.
Me soprattutto le considerazioni sul rispetto a una persona che dovresti considerare di famiglia e importante, considerando che nessuno venne al funerale di mia nonna, come avevo previsto, che nessuno chiuse negozio e che tu stavi già male che solo una volta , se non ricordo male sei venuto a trovarla in ospedale. E che quando è morta stavi in ospedale a fare la chemio.
E che se anche fossi stato bene, forse non ti saresti comunque imposto. Perché tu eri come me. Le cose si devono sentire, non si devono imporre. E mia nonna, che per me era mia madre, contava fino a un certo punto, perché fino a un certo punto, contavo io. Zac, altra coltellata.
Poi mi viene in mente, che quando morì tuo suocero, il papà di Ida, tu partisti per il funerale, ma negozio non fu chiuso, nemmeno in quel caso.
E allora qualcosa non quadra. Perché mi sembra di capire che i morti delle tue mogli sono sempre stati morti di serie B.
Io l’ho permesso. Chissà come l’avrebbe presa Ida.
E non vado avanti ad elencare quante cose sono cambiate. 
Siamo ancora una famiglia. Negli eventi soltanto e nemmeno in tutti.
Tanto che la mia famiglia a un certo punto erano diventate le mie amiche.
A lavoro ho cercato sempre di discendere le due cose.
Persino con mio figlio. Io non sono io, i tuoi parenti non sono loro. E forse è stato l’errore più grande che potessi commettere. Non dal punto di vista dei privilegi, ma del rispetto si. E agendo così ho permesso di essere trattata a volte peggio di una sguattera.
E nemmeno questa è la cosa che fa più male. Come non fa male quello che avanzo, anche se ormai sono talmente delusa che a questo punto quando verrò il momento diventerò così cattiva da sorprendere tutti. Perché non c’è nulla di peggio di un buono che diventa cattivo.
E quanto mi dispiace per te. So che mi odierai, che non mi vorresti così. 
E non posso fartene una colpa, se non sei riuscito a farmi amare come avrei voluto.
Ho assistito a scene dove spesso venivi bistrattato e te ne andavi borbottando. Ma questo succede anche nelle migliori famiglie. Mi dicevi che alla fine eri sempre tu, ad avere l’ultima parola. Ma le bugie hanno le gambe corte e io so quante volte hai ceduto.
E tuo figlio Giuseppe e anche Simone sono come te. Tanto fumo, niente arrosto. Come te e come me, amano più il quieto vivere che la guerra e la vittoria. Però chi si fa pecora il lupo se lo mangia.
E adesso, ancora adesso , mi rendo conto di quanto conto poco. Di quanto alcune persone, hanno imparato ad amarmi a seconda le circostanze e quanto mi costa ammettere che mi cuoce dentro.
Non conto come tua moglie e nemmeno come un operaia che lavora da 45 anni con voi.
Ogni tanto c’è uno sprazzo di acccomunanza, ma è palese che c’è un rapporto da 1 a 10.
L’altro giorno, è venuto Edoardo, nostro nipote, il figlio di Giuseppe, con una collega.
Stiamo facendo delle riprese, per cercare di creare un profilo un po' più professionale sui social.
Lo so, per te sarebbe arabo. Tu che non hai conosciuto nemmeno internet. Ti basti sapere che è una forma di pubblicità che serve a fare crescere i clienti. Fidene non è più un paese, non siamo più i soli.  Sapessi quante cose e quanta gente è cambiata .
E adesso si sta più sui social sul telefono che a prendere un caffè insieme. Sono il nuovo passaparola.
Hanno fatto i video giù in laboratorio quasi tutti, tranne i ragazzi appena arrivati. Anche Simone e stava benissimo e Marisa bella spigliata come te. Una volta hanno fatto partecipare anche Lucia e credo che sia stata la cosa più giusta in quanto oggi molto di quel che c’è lo si deve a lei.
L’altro ieri sono tornati, Edo e la sua collega per fare altri video.
Lei mi propone di fare un video con la bomba alla Nutella. Le faccio presente che preferivo un bel video con una bella torta , dove mi toglievo la soddisfazione dopo tanti anni d’ infilarci tutta la faccia e che comunque non mi sentivo preparata, anche perchè ero sporca e non ero molto presentabile.
Lei mi dice che comunque mi sarei sporcata e quindi il problema non sussisteva.
Però è finita che il video , invece di farlo fare a me lo hanno fatto fare a Mattia e Valentino. E vada pure che Mattia è un ragazzetto e magari più presentabile di me a 63 anni. 
Ma Valentino ha la mia età e non sta meglio di me. Ne è più presentabile.
A dire il vero, non è che mi senta molto a mio agio a farmi fare un video da mettere sui social. 
Ma porca zozza, bella considerazione, grazie. E non solo perché sono stata tua moglie e fino a prova contraria per un periodo ipotetica socia della ditta, ma soprattutto perché dal 1980 ho fatto la storia di questa pasticceria, ho dato il sangue e tutta me stessa. Che magari alla fine avrei persino rinunciato. Ma nessuno che avesse pensato che forse non solo lo meritavo, ma era un mio diritto quasi. Invece mi è stato preferito un ragazzetto arrivato da pochi mesi.
E oggi, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tanto che a un certo punto, sono scesa giù a piangere in bagno.
Perché ho avuto ancora una volta l’ennesima conferma che non sono mai contata nulla. Né come tua moglie, tanto meno come operaia, nemmeno come persona. E che non solo così è stato, ma quasi ci tengono a sottolinearlo.
Edo mi chiede se gli trovo delle foto di Gino e tue.
Intendono forse creare qualcosa che parla dell’attività. E della sua storia. Mi sento orgogliosa, che finalmente sarai ricordato come devi.
Così, ho passato un pomeriggio intero a cercare le foto del vecchio negozio e di te e Gino. Purtroppo di Gino non ho quasi nulla.
Tranne una con me e Anna e un’altra con me e te. Ma non siete col camice, mentre noi si.
Di te ne ho diverse. Ma tu usavi lavorare in canottiera e difatti avevo qualche dubbio che in quelle condizioni sarebbe opportuno metterle. Anche se ritengo che sono quelle più reali per quei tempi. In fondo, allora , tutte le norme igieniche e le restrizioni di oggi non c’erano. Ma oggi siamo tutti bombardati dall’informazione sulle norme che qualcuno avrebbe da dire senza realizzare i tempi in cui sono state scattate le foto.
Poi ce ne sono altre, di cui una con Lucia in divisa, ma sola. E qualcuna con Simone bambino e Davide, una con Giuseppe più ragazzo. Tutte con la vecchia pasticceria.
E infine c’è quella scattata a Rimini , dove vincemmo la coppa per il gelato e là siamo tutti insieme, noi quattro, io Gino, Lucia e tu.
Stamane Patrizia mi dice, come avevo sospettato, che le tue foto sono quelle più belle, ma purtroppo in canottiera ,meglio evitare di metterle..
Le faccio presente che se Edo vuole con i programmi di oggi se vuole può ovviare al problema della canottiera.
Lei però mi fa presente che avrebbe preferito una foto dove siete insieme e che si meraviglia che non riusciamo a trovarne una.
Anche io, ma tant’è.
E mi fa vedere una di via Lima che ha trovato Lucia, dove non ho capito bene se sei tu o Gino abbracciato con due operaie, che non riesco a distinguere, ma che non sono né Lucia e nemmeno Ida.
A quel punto le faccio presente che la foto dovrebbe fare vedere almeno una parte del negozio vecchio, ma di Fidene.
Lei mi dice che non ha importanza perché tanto la foto è vecchia e non si nota dove è stata scattata.
Allora a questo punto non è meglio quella di Rimini? Dove comunque ci siamo tutti? E se si vuole si isola il soggetto e sfoghi lo sfondo e il gioco è fatto.
 E invece no. E sai perché? Perché accidenti ci giurerei, in quella foto ci sono io!!! E ci scommetto che se invece di io ci fosse stata Ida, che in fondo almeno era tua moglie, ma a quanto pare visto la foto di via Lima, anche una persona qualunque, beh , sarebbe andata bene.
E sai perché? Perché una persona qualunque si può cancellare, perché tua moglie ne avrebbe diritto almeno se non più di me. Ma come potrebbero spiegarmi, quale scusa trovarmi, se cancellassero me?
Un calcio ho dato a quel poco di amore rimasto. 
E per la terza volta lo dico. Non possiamo pretendere amore.
C’è o non c’è. Si prova o non si prova. Ma il rispetto.
Ho sentito qualcosa strapparsi dentro. Perché se comparissi in quella foto, magari me lo sono pure meritato, non solo per essere stata tua moglie, ma se non altro per tutti gli anni che ho dedicato a questa attività. E se sono cambiata, non è dipeso da me. 
Come non è dipeso da me se oggi sono stipendiata e considerata meno dell’ultimo arrivato.
Però stavolta non ci sto. Qualunque foto , che uscirà non potrò deciderla io. Ma saprò come prendermi il mio posto ugualmente se sarà necessario. Non mi è stato concesso nella realtà, ma non permetterò che me lo tolgano anche virtualmente. Non premetterò che annullino il nostro amore come hanno sempre sperato. Mi auguro di cuore che in quella foto appaiate veramente solo voi, tu e Gino. Ne che io venga cancellata. Perché se accadrà stavolta non ce ne sarà per nessuno. Non me ne fotte un cazzo nemmeno del video, per male che faccia.
E aspetterò che sposi Simone. Questa è una guerra solo mia e lui non deve entrarci. E difatti non gliene ho nemmeno parlato.
Non posso pretendere che mi si voglia bene, che mi si consideri come invece sempre io ho amato e considerato. 
Ma il rispetto si. Lo pretendo. E non solo per me, ma anche per te. Perché nel momento in cui rinnegano me, stanno rinnegando  anche te. E c’è un elenco infinito di cose che sarebbero diverse se tu fossi qui, ancora.
E sia chiaro, a questa cosa ci tengo molto più che a tutto quello che mi si deve.
Senza pensare che quelle poche persone rimaste a Fidene che conoscono la nostra storia sanno la verità e di certo si farebbero delle domande e non ne uscirebbero bene.
E a quel punto anche io non mi tirerei indietro in eventuali spiegazioni. Non invento più, non copro più. Nessuno.
E sai che c’è. Mi è passata pure la voglia della cena prima di Natale.
E so perfettamente che ormai la mia rabbia non si placa più.
E vedi amore, mi sa che ho sbagliato. Non sono depressa come pensavo. Sono davvero stanca. Stanca e arrabbiata, delusa.
Da tutto, persino da me stessa e dalla mia incapacità di farmi rispettare. 
Non da te, da te mai. Anche se lo so. Avresti potuto fare di più. 
Ma tu eri troppo uguale a me. Col tempo ho scoperto che nella vita vince e si realizza chi va avanti senza scrupoli. Noi non siamo quelli, purtroppo. 
E scusami per questo sfogo. Che maledizione a me, non ti do pace lì dove sei, ma non ho che questo schermo e questi tasti, per sfogare tutto il dolore e la rabbia che mi opprimono.
Buonanotte amore, dimentica ciò che ho scritto adesso, riposa in pace..💖