Questo blog nasce come una sorta di diario segreto.

Molto più personale e introspettivo, non nasce ne per essere giudicato, ne per essere compreso o frainteso.

ognuno è libero di inetrpretare, ma solo noi stessi conosciamo il vero senso di quello che scriviamo e l'attimo nel quale è stato fatto e perchè ...

un viaggio nell'etere di pensieri ed emozioni profondi... uno specchio dell'anima,come il titolo recita ...

domenica 13 luglio 2025

 Quando il mondo ci avrà dimenticato

Tu ricorda che c'è stato un tempo

In cui per qualcuno

eri tutto il suo mondo e

che invece non ti aveva mai dimenticato. ...

Qualcuno che non era nel tuo tempo,

Che si è messo a correre per raggiungerti,

Che non ha mai smesso di raccontare di te

Per tenerti vivo con se e con gli altri.

Qualcuno che non ha mai accettato di perderti

Qualcuno che ti ha amato, vincendo tutte le distanze, in luce e tempo.

E nel momento in cui scrive ancora non è stata inventata la misura ne il valore.

Saremo spoglie sconosciute domani, io e te, per chi verrà dopo.

A chi lasceremo la nostra storia?

Cosa ne farà la terra arida di un amore grande e consumato in tanto breve tempo?

E come la nostra, miliardi di altre storie che avranno attraversato la notte dei tempi.

Sono le storie vere, quelle degli umili, degli sconosciuti.

Non sono capolavori, come l’amore di Dante per Beatrice e non resteranno sui libri di scuola.

Ma per chi cerca l’eternità non c’è freno che si possa tirare per fermare la nostalgia e la malinconia che attanagliano quando compare il ricordo. E nemmeno freno per la fantasia, immaginarti con me. Un tuo respiro in un alito di vento, un bacio dentro un raggio di sole, i tuoi occhi stampati in cielo, il tuo sorriso prigioniero nei miei pugni chiusi, la tua voce a ritmo con i miei passi.

Un abbraccio ad ogni battito di cuore. Un ti amo speso per ogni nota che passa nelle cuffie mentre macino chilometri di una domenica mattina d’estate.

La tua immagine dovunque poso lo sguardo e l’amarezza dell’incantesimo che si rompe mentre passa una macchina e mi distoglie dai pensieri.

Pensieri sparsi qui e la in cerca di te.

Pensieri che scrivo sul cuore , con la speranza e l’illusione che tu possa leggerci dentro, volgendo troppo spesso gli occhi al cielo per scoprire se davvero sei là e mi senti.

Pensieri che tutto fanno scomparire intorno e resti solo tu e resto solo io.

Ma io volevo solo un po’ di più, un po’ di più di te.

Che sarebbe di noi oggi, se tu fossi ancora qui?

Certamente non saresti più quello.

Ma ti ho scelto e oggi mi sarei contentata del mio uomo stanco e vecchio, del suo sguardo un po' più spento, delle rughe in più, delle forze in meno. Di giorni grigi e monotoni che fermano la vita nel focolare di una casa. Dei tuoi sbruffi e dei tuoi borbottii che sarebbero aumentati. Si, mi sarei contentata di tutto questo pur di poterti tenere ancora con me, ancora un po’ e poi non mi sarebbe bastato comunque perché ancora non avrei voluto perderti.

Forse il mio è un amore malato. Come si può amare così tanto un fantasma? Qualcuno che esiste solo in noi, come l’amico immaginario di un bambino.

E com’è egoista l’amore quando pretende di tenere legato ciò che non ci appartiene più, nella consapevolezza di volerti felice dove tu ora sei, benché la tua felicità costa la mia.

Chissà che la vita non sia solo un sogno per ciascuno di noi.

Un sogno dal quale ci risveglieremo proprio quando chiuderemo per sempre e nell’ultima volta gli occhi.

E che tu sia stato solo un battito d’ali del mio sogno, lieve, breve, ma intenso come quei sogni che restano impressi anche dopo svegli.

Ma in uno scrigno ho le tue lettere , la tua scrittura indelebile, con la tua firma, un timbro che attesta la tua esistenza.

E c’è quella foto che c’immortala insieme, dentro una vecchia cornice che ho strappato dal muro, per scegliere di soffrire meno.

E ci sei tu nei video girati insieme, noi protagonisti di un film senza finale, dove la tua voce mi torna come un eco che risuona nell’anima.

Dove ogni tuo gesto ti riporta qui.

E ci sono ancora il tuo mazzo di chiavi, il pettine che tenevi sempre in tasca, i tuoi occhiali la tua carta d’identità.

E allora non è possibile che ti abbia solo sognato, anche se resta la rabbia, per quello che resta mentre tu invece non sei più qui.

L’ ho nascosto bene, lo scrigno, in un luogo scomodo e poco accessibile, per desistere alla tentazione di andarci a scrutare dentro e farmi più male.

Ma è inutile, che tanto ci pensi tu a scavarmi dentro.

E la buca è sempre più grande, c’entra il mare ormai, tutto , onda dopo onda, che più ti porta, più ti allontana.

E sono sempre io, che mi consumo e mi ripeto da anni ormai per esorcizzare il dolore, per attutire la mancanza, per cancellare l’assenza.

Perché mi manco, senza te. Non mi riconosco più in quella donna che accanto a te si sentiva leggera come farfalla, forte e sicura, appagata, realizzata.

Ma quanto davvero ti ho amato, mi domando, e quanto ti amo…❤️

Ci sono amori che finiscono senza motivi validi. Perché noi uomini scegliamo di farli finire.

Mi chiedo perché un Dio che dovrebbe essere buono e giusto fa finire invece i grandi e veri amori.

Poi mi viene in mente che anche tu avevi un grande amore prima di me

e, che forse Dio te lo aveva tolto per fare spazio a me.

 Ma tu? E no, non posso credere che dovevi fare spazio a chi è con me oggi, tanto più che forse non è quello giusto. Tanto più che ho dalla mia la colpa di non riuscire ad amarlo quanto te .

Perché ognuno ha il proprio destino. E io ero destinata a te, al di là del modo e il tempo.

Oggi ti rendo a colei che mi lasciò il posto, anche se per poco, mi ha regalato la felicità e la ringrazio e le sono grata, anche se non l’ho mai conosciuta.

Vorrei dirti che spero oggi siate di nuovo felici insieme, che non ne sono gelosa. Ma spero lei non lo sia altrettanto verso me, se ogni tanto volgi lo sguardo quaggiù e mi senti.

E vorrei dirti mille cose ancora, averti qui dieci minuti del tuo tempo in cielo. Che poi cosa sono dieci minuti davanti a un’eternità?

Ti racconterei di nostro figlio, di com’è cambiato il mondo e la gente. Davvero era meglio quando c’eri tu.

Ma forse già sai tutto, perché vivi tutto attraverso me, anche se io non me ne accorgo.

Ma se è così batti un colpo, fammi sentire che ci sei, asciugami le lacrime del cuore. Tendimi le mani e tienimele strette fra le tue, dammi la forza, il coraggio di continuare a vivere nel tuo nome, fallo per me e anche per te.

Ti soffio un bacio. È tardi , stasera sarò a casa di Simone, vieni con me, ti aspetto…


martedì 8 luglio 2025

NON TI DIMENTICO

Solo una fotografia

 


                                      La felicità

Due persone abbracciate.

Che bello guardare nei vostri occhi.

Si legge la felicità.

La felicità che solo un grande amore come il vostro sa bucare una fotografia e trapassare il tempo. Quando per essere felici basta essere in due, senza cercare nelle cose, senza pensieri, nel più semplice dei modi.

Guardo i vostri sorrisi semplici e sinceri, non atteggiati per la foto, ma perché vengono spontanei. Perché siete felici, felici come mai.

Peccato quanto la felicità sia effimera e fugace.

Perché è fatta solo di attimi.

Ma esiste, e la conferma sono quelle due persone che mi fissano su quel rettangolo, quasi beffandosi di me.

Mi soffermo su lei. Potrebbe essere un’estranea, una finzione. È così strano e difficile realizzare che quella ero io.

Non riesco a staccare lo sguardo da lei.

Tenera ragazza, avevi il mondo tra le mani, toccavi il cielo con le dita, ti bastava quell’abbraccio per sentirti come una regina e tutto il resto non contava.

Tutto racchiuso nelle piccole cose: uno sguardo, un sorriso, una carezza. Ti sentivi grande e invincibile, sicura e protetta. Credevi che nulla più avrebbe potuto toccarti. Si capisce subito che possedevi quel segreto che oggi mi manca; l’amore. Questo miracolo, la gioia nel cuore e negli occhi, la voglia di vivere delle cose più stupide, della quotidianità.

L’amore, quello che ti fa vedere pregi anche i difetti, che si sazia persino dell’abitudine, perché domani è sempre un giorno nuovo anche quando tutto resta uguale, quando sei felice e non chiedi altro. Ti conosco e so che quello sguardo non mente. Sono calamite che parlano i tuoi occhi. I suoi occhi e raccontano la verità.

Non avresti pensato mai allora che troppo presto il destino crudele avrebbe rapito il tuo,il vostro sogno e distrutto l’incanto.

E oggi sei così vuota, così diversa e non riesci più a riconoscerti. Non è la giovinezza che manca, è l’amore, non quello che hai intorno, ma quello che è svanito dentro te.

Ti ho risposto. Ecco perché non riesco più a ritrovarmi in te.

A fatica sposto lo sguardo. E sono rapita. Avvolta in un vortice che mi porta via con sé, il cuore e l’anima. Non posso fermare la mia mano tremante che non si accorge di toccare soltanto una figura.

E allora il nodo si scioglie. La vista si annebbia, sento il sapore di una lacrima salata. Cerco di ricompormi asciugandola in fretta.

Vorrei ritrovare la ragione, ma è tutto inutile.

Non somatizzerò mai.

So quanto tutto questo sia ingiusto. Ho raccolto i pezzi della mia vita per ricominciare, perché ho tanto amore ancora da dare.

Ma che colpa ne ho se quell’uomo vicino a te si è portato via la parte migliore di me, quella donna bambina felice che continua a guardarmi sfidandomi, mentre si stringe a lui.

 È lì che sono rimasta io. Imprigionata in quella fotografia. Io e il mio amore. Lì siamo rimasti, io e lui. Io e te.

Tu, amore mio che non sei mai andato via davvero, me lo stai dicendo mentre mi fissi sorridendo.

Mi dici che sei vivo, eterno dentro me.

Talmente vivo, che sento la tua pelle, il tuo respiro, il tuo profumo, la tua voce.

Mi stringo in quell’abbraccio.

Non so più dove finisce il ricordo e comincia la realtà.

E quella lacrima triste paradossalmente sa di felicità. Quella che mi dai ogni volta che volo via dalla realtà e torni da me. Mi scappa insieme un sorriso.

Quanto è strano essere tristi e felici al contempo.

Sento come una frenesia che mi trasporta. Un’agitazione che mi solleva e poi mi fa cadere, come fossi sulle montagne russe.

Ma fa male il tonfo. L’urto è violento.

Non c’è scampo allo sconforto, quando realizzo che ti cerco intorno e non ci sei.

È passato talmente tanto tempo che non mi capacito di quanto ancora tu possa mancarmi, Ancor più di quanto ti amo ancora, come fosse solo adesso.

Ecco perché ho perso l’abitudine di essere felice, malgrado ho tanto amore e tanto cerco di darne, ma per quanto sia non sarò mai abbastanza per me, né per gli altri.

Sei qui, seduto dietro la maschera che porto, cucita sulla faccia e sul cuore.

C’è stato un tempo in cui credevo di essere guarita. Momenti in cui mi sono sentita farfalla.

La ragione mi sussurra quanto tutto questo soffrire sia talmente assurdo

In fondo oggi come sarebbe tra noi? Forse non ci saresti comunque più, e comunque saresti cambiato, ma sono cambiata anche io.

E non c’è una risposta se non quella che mi racconta il cuore, che l’amore non finisce al di là del tempo e delle differenze, nel bene e nel male e nessuno ne è più testimone di me.

E mi devi tutto il tempo che hai fermato, la strada interrotta troppo presto, e annaspo nel tuo sguardo senza trovare il fondo e invano cerco la meta.

Ho provato a volare più volte, persino sbagliando, cercando in me quella donna che ti è accanto, senza mai trovarla. Chissà se ti avrò deluso, se ti arrabbi con me dei miei errori. Se così grande il tuo amore mi vorrebbe felice.

Chissà se anche il mio amore egoista non è poi tanto abbastanza da riuscire a lasciarti andare.

Quante volte rimugino in me questi pensieri.

Pensieri vani, come so che vana è l’idea di te.

Ma ci sono assenze che pesano più delle presenze.

Tu per me sei quell’eroe che lascia il campo sul più bello e per questo non sarà mai dimenticato.

Intanto si avvicina luglio e il nostro anniversario; e io mi sto preparando come ogni anno.

Mi preparo a essere ancora la tua sposa, ieri, oggi, domani e per sempre.

E se tu non potrai più essere il mio sposo, sarai per sempre il mio angelo, lassù ovunque tu sia…

                                                      Patty

 

 

 

 


IL TEMPO E L’IMPOTENZA.

Mi sono sempre domandata se è il cuore a comandare la mente o viceversa.

Spesso razionalità e sentimento non vanno d’accordo.

Ad esempio, mi domando che senso ha soffrire per qualcosa che non esiste.

Perché che tu non esista è inconfutabile.

Eppure, quando ti penso sei talmente vero e presente da credere impossibile che tu non sia.

Eppure, se sei in me, non può essere che tu non sia.

Come quando guardi dentro una fotografia e ti chiedi come sia possibile che quanto stato non esista più e se non fosse che per il ricordo potrebbe essere solo frutto di una fantasia.

E intanto tutto passa, tutto cambia, ma al contempo tutto resta, tutto tranne te, tranne noi.

Quanto è assurdo tutto questo, assurdo come tutto l’amore che non riesco a strapparmi da dentro.

Si può amare qualcosa che non c’è, un fantasma?

Forse è normale. In fondo amiamo un Dio che non abbiamo mai visto o conosciuto.

È un conflitto che consuma, una guerra continua.

Io, combattuta tra i sensi di colpa e l’angoscia, con il mio umore che sale e scende come le montagne russe.

Io, che, mentre ti penso non realizzo più del tempo passato.

Il tempo, che, come dice una canzone, è già di per sé una ferita. Perché tutto porta via e resto lì, impotente, a guardarlo scorrere mentre ruba attimi di felicità, crudele e implacabile.

Ma l’amore è più forte. Lui non lo sa. Nulla può contro ciò che porti dentro. Ed ecco che allora ci sei. E sei di più, perché lui passa, tu no.

È vero che ciò che hai dentro al cuore non muore mai e nemmeno invecchia.

Ma c’è un dolore sordo, incontenibile, quando realizzo che tanto è grande, quanto vano perché non posso più viverlo se non nel ricordo. Dicono che l’amore più lo stringi e più scivola via come sabbia. Così mi accade quando sei lì, stretto tra i pugni chiusi, per trattenere tutta la rabbia che sale, conscia dell’impotenza di ieri per fermarti e tenerti con me, dell’impotenza di oggi per farti tornare qui.

Quell’impotenza ferma dentro a un nodo in gola. A metà strada tra una lacrima e lo stomaco, che grida ancora perché.

Rimane in sospeso il nostro amore, come una sinfonia incompiuta che per l’appunto diventa immortale.

Non capisco come accade. Quando mi tormenti il giorno, difficilmente vieni a trovarmi in sogno. E invece, quando sono più serena e il mio pensiero si allontana da te, puntualmente invadi le mie notti e finisce che sono d’accapo.

Forse è il mio inconscio, che non si rassegna a perderti e si diverte a giocare con il mio cuore. O davvero sei tu, che, come mi dicesti una volta per scherzare, mi promettesti che mi saresti sempre venuto in sogno e adesso mantieni la promessa?

Non c’è una risposta, come non ci sono risposte a tutti i misteri che questa vita racchiude e tu sei il più bel mistero che mi poteva capitare.

E un mistero rimane un amore che non sa finire, malgrado tutto abbia una fine.

E vivo, anche per te, per guardare ancora il mondo anche per i tuoi occhi. Sono viva per portare a termine qualcosa che abbiamo cominciato insieme e che è tutta l’essenza del nostro amore e del mio vivere.

Vivo, perché sei tu l’esempio. Della voglia incontenibile di continuare, di esistere, di lottare. Nulla avrei imparato, altrimenti.

Intanto che scrivo il tempo si ferma, sei nell’eco di una canzone, su ogni riga che scorre, fra le dita che battono sulla tastiera. Sei nella mia più cupa malinconia, ma anche nella mia più grande gioia e non ti perderò mai davvero e non mi perderai mai.

Inventerò un nome nuovo per il cielo, per il sole, per la pioggia, per il mare, per ogni via, e li chiamerò con il tuo nome, dal momento che ogni volta che volgo lo sguardo t’incontro.

A volte sei talmente dentro che di più non puoi, ma così dentro da sentirmi te.

E allora mi riempio di una felicità immensa e inspiegabile.

E mi domando se non sto impazzendo e mi sta bene così, meglio impazzire di soffrire…. ciao amore mio…

Patty

 

 

 

 

La vita, questo mistero

 

Dicono che la morte racchiude un mistero.

Verrà per tutti, è in noi quando nasciamo.

Nessuno sa quando e come, ma non si scappa.

E chissà se davvero c’è un poi, se davvero esiste quest’anima immortale che vagherà per l’eternità, che potrà vedere qui e oltre, oppure è solo una speranza che ci diamo per dare un senso all’esistenza e invece tutto finisce con noi quando ce ne andiamo.

Filosofi e teologi hanno perso la testa per dare una risposta e una risposta non ci sarà mai.

Ma io credo che il mistero più grande sia la vita.

Già il modo di come si concepisce è un pozzo di domande. E in fondo, anche se in maniera diversa siamo come api sui fiori, come tutti gli esseri viventi.

Siamo stati concepiti per rinnovare il mondo, cambia il modo, ma non la sostanza.

Siamo di carne ed ossa, eppure siamo talmente piccoli, siamo nulla, davanti al mistero che ci circonda.

E così stupidi nei nostri affanni e nelle nostre guerre.

Dovremmo davvero vivere ogni giorno come non ci fosse un domani.

Penso a chi ci ha lasciato. Tutti nel bene o nel male ci hanno lasciato un segno.

Tutti avevano un sogno, un programma lasciato in sospeso, anche a 90 anni, perché la vita non conta il tempo quando ti abbandona.  E appunto mistero è questa vita che ci regala affetti e persone per poi portarcele via

E ci sono quelle persone speciali. Quelle che non andranno mai davvero.

Perché il mistero sta tutto qui, loro vanno, ma al contempo restano, per sempre dentro noi.

Le riconosci, proprio quando ti lasciano, perché non sono solo loro ad andarsene, ma niente resta uguale dopo. Perché ti crolla tutto intorno e l’unica forza che ti resta è la loro memoria e l’amore che ti hanno lasciato che ti spinge ad andare avanti.

. È talmente assurdo relazionare tutto questo a un mucchio di cenere, a polvere nella terra.

Siamo prima figli, di qualcuno che ci lascerà, processo della stessa cellula e nel distacco senti bruciare il sangue dentro, perché nelle tue vene scorre quel sangue.

Ci doniamo a un amore che si fonderà con noi, corpo e anima,

 

Come si fa a immaginare spirito, qualcosa che hai toccato, odorato, respirato.

Come si fa a guardare una scatoletta di ossa e pensare che ieri era un corpo che giaceva con te, un corpo tangibile con cui respiravi all’unisono e ansimava con te, qualcuno che ti ha posseduto e ha lasciato in te il suo seme.

Qualcuno con cui hai riso, pianto, hai bisticciato, hai cantato, qualcuno che tenevi mano nella mano,

di cui hai assaporato baci, abbracci e carezze.

Qualcuno con cui hai diviso luoghi e tempo, ignaro che correva troppo e ti stava regalando la felicità. Perché la felicità la riconosciamo sempre dopo averla vissuta, chissà perché. Forse perché siamo sempre troppo presi a pensare al domani e invece è proprio il domani che ti frega.

E cerchi intorno spaesato in tutte le cose che restano e non c’è modo di colmare il vuoto.

Si sopravvive, ci si reinventa, si ricomincia.

Ma fa male la schiena, le spalle s’incurvano sotto a un peso più grande di te.

Ci si consola sognando ad occhi aperti una realtà che non esiste, ci si butta sul lavoro, ti aiutano le amicizie, ti tuffi in altre storie, tutto per continuare a vivere, anche sbagliare, se può servirti.

E ti aiuta quel seme che sboccia, che custodirai per tutta la vita in nome dell’amore che hai preso e di quello che hai dato.

Lo crescerai con amore e tenacia, anche annullandoti se serve e cercherai in lui i gesti, lo sguardo, la voce, le mani e i modi di chi hai amato così tanto.

Ed è inevitabile che ce li rivedrai anche se non potrebbe essere più diverso. Perché tuo figlio è il frutto del tuo grande amore ed è l’unica cosa che resta davvero.

Ed è così che davvero la vita continua.

E continua quando incontri un’altra persona che merita il tuo amore, se sarai fortunato, anche se non sarà mai uguale.

Ho sentito di gente che ha detto che la seconda volta è anche meglio.

Io, però, non sono così. Non lo sono mai stata, nemmeno da bambina riuscivo a sostituire una bambola con un’altra senza rimpiangere quella prima e le persone non sono giocattoli.

E anche perché molto raramente le persone si somigliano, sarebbe un errore grandissimo cercare di rimpiazzare una persona con un’altra sperando di cancellare il dolore o la mancanza. Non stiamo parlando nemmeno di un cane.

Per questo forse ho scelto una persona tanto diversa, per amarlo, ma non permettermi di dimenticarti.

Perché non voglio nessuno a sostituirti nel mio cuore.

Anche se questo mi costa vivere con i miei sensi di colpa, verso lui, quando torno a te, verso te, quando sto con lui.

Verso me e verso gli altri, quando scrivo sentimenti sui social che potrebbero ferire.

Una volta avevo un diario, poi un blog, oggi ci sono i social.

Ma io sono stanca di tenermi tutto dentro, da tempo immemore tutto quello che mi logora e che, se non incide sulla mia psiche finisce per incidermi sulla salute, che ogni tanto ce ne ho una.

E perché le parole sanno ferire come spade, ma alla fine le porta via il vento e quello che conta è soltanto quello che resta.

E questa vita è mistero, quando il tempo inesorabile passa, e tutto cambia intorno a te, ma niente dentro.

Non siamo che capitoli aperti e chiusi di un libro che lasceremo incompiuto. Ci sono capitoli che fai fatica a leggere e poi ci sono quelli dove pieghi la pagina e lasci il segno, prima di rimettere a posto, perché sopra c’è scritto qualcosa che ti ha colpito e conti di poter rileggere un giorno, anche se sai che quel libro non lo riaprirai mai più.

E siamo fragili davanti all’eternità, insignificanti per il mondo, siamo un’affacciata di finestra, come diceva mia nonna.

Ma conta quello che lasci, conta quello che hai visto dietro le tende, quanto forte ha tirato il vento e se sei riuscito a resistere.

E quando non saremo più nulla, perché saremo passati noi e i figli dei figli dei nostri figli finiranno tutte le domande e non soffriremo più.  E il rammarico è oggi, non poi.

Se non ha senso guardare a ieri, ne ha ancora meno guardare a domani.

Se non altro ieri abbiamo vissuto, domani chissà…

 

                                                           Patty

E non ci lasceremo piu'

Avere amato te. Mariella Nava