La felicità
Due persone
abbracciate.
Che bello guardare
nei vostri occhi.
Si legge la
felicità.
La felicità
che solo un grande amore come il vostro sa bucare una fotografia e trapassare
il tempo. Quando per essere felici basta essere in due, senza cercare nelle
cose, senza pensieri, nel più semplice dei modi.
Guardo i
vostri sorrisi semplici e sinceri, non atteggiati per la foto, ma perché
vengono spontanei. Perché siete felici, felici come mai.
Peccato
quanto la felicità sia effimera e fugace.
Perché è
fatta solo di attimi.
Ma esiste, e
la conferma sono quelle due persone che mi fissano su quel rettangolo, quasi
beffandosi di me.
Mi soffermo
su lei. Potrebbe essere un’estranea, una finzione. È così strano e difficile
realizzare che quella ero io.
Non riesco a
staccare lo sguardo da lei.
Tenera
ragazza, avevi il mondo tra le mani, toccavi il cielo con le dita, ti bastava
quell’abbraccio per sentirti come una regina e tutto il resto non contava.
Tutto
racchiuso nelle piccole cose: uno sguardo, un sorriso, una carezza. Ti sentivi
grande e invincibile, sicura e protetta. Credevi che nulla più avrebbe potuto toccarti.
Si capisce subito che possedevi quel segreto che oggi mi manca; l’amore. Questo
miracolo, la gioia nel cuore e negli occhi, la voglia di vivere delle cose più
stupide, della quotidianità.
L’amore,
quello che ti fa vedere pregi anche i difetti, che si sazia persino
dell’abitudine, perché domani è sempre un giorno nuovo anche quando tutto resta
uguale, quando sei felice e non chiedi altro. Ti conosco e so che quello
sguardo non mente. Sono calamite che parlano i tuoi occhi. I suoi occhi e raccontano la verità.
Non avresti
pensato mai allora che troppo presto il destino crudele avrebbe rapito il tuo,il
vostro sogno e distrutto l’incanto.
E oggi sei così
vuota, così diversa e non riesci più a riconoscerti. Non è la giovinezza che
manca, è l’amore, non quello che hai intorno, ma quello che è svanito dentro
te.
Ti ho
risposto. Ecco perché non riesco più a ritrovarmi in te.
A fatica
sposto lo sguardo. E sono rapita. Avvolta in un vortice che mi porta via con sé,
il cuore e l’anima. Non posso fermare la mia mano tremante che non si accorge
di toccare soltanto una figura.
E allora il
nodo si scioglie. La vista si annebbia, sento il sapore di una lacrima salata. Cerco
di ricompormi asciugandola in fretta.
Vorrei
ritrovare la ragione, ma è tutto inutile.
Non
somatizzerò mai.
So quanto
tutto questo sia ingiusto. Ho raccolto i pezzi della mia vita per ricominciare,
perché ho tanto amore ancora da dare.
Ma che colpa
ne ho se quell’uomo vicino a te si è portato via la parte migliore di me,
quella donna bambina felice che continua a guardarmi sfidandomi, mentre si
stringe a lui.
È lì che sono rimasta io. Imprigionata in quella
fotografia. Io e il mio amore. Lì siamo rimasti, io e lui. Io e te.
Tu, amore
mio che non sei mai andato via davvero, me lo stai dicendo mentre mi fissi
sorridendo.
Mi dici che
sei vivo, eterno dentro me.
Talmente
vivo, che sento la tua pelle, il tuo respiro, il tuo profumo, la tua voce.
Mi stringo
in quell’abbraccio.
Non so più
dove finisce il ricordo e comincia la realtà.
E quella
lacrima triste paradossalmente sa di felicità. Quella che mi dai ogni volta che
volo via dalla realtà e torni da me. Mi scappa insieme un sorriso.
Quanto è
strano essere tristi e felici al contempo.
Sento come
una frenesia che mi trasporta. Un’agitazione che mi solleva e poi mi fa cadere,
come fossi sulle montagne russe.
Ma fa male
il tonfo. L’urto è violento.
Non c’è
scampo allo sconforto, quando realizzo che ti cerco intorno e non ci sei.
È passato
talmente tanto tempo che non mi capacito di quanto ancora tu possa mancarmi,
Ancor più di quanto ti amo ancora, come fosse solo adesso.
Ecco perché
ho perso l’abitudine di essere felice, malgrado ho tanto amore e tanto cerco di
darne, ma per quanto sia non sarò mai abbastanza per me, né per gli altri.
Sei qui,
seduto dietro la maschera che porto, cucita sulla faccia e sul cuore.
C’è stato un
tempo in cui credevo di essere guarita. Momenti in cui mi sono sentita farfalla.
La ragione
mi sussurra quanto tutto questo soffrire sia talmente assurdo
In fondo
oggi come sarebbe tra noi? Forse non ci saresti comunque più, e comunque saresti
cambiato, ma sono cambiata anche io.
E non c’è
una risposta se non quella che mi racconta il cuore, che l’amore non finisce al
di là del tempo e delle differenze, nel bene e nel male e nessuno ne è più
testimone di me.
E mi devi
tutto il tempo che hai fermato, la strada interrotta troppo presto, e annaspo
nel tuo sguardo senza trovare il fondo e invano cerco la meta.
Ho provato a
volare più volte, persino sbagliando, cercando in me quella donna che ti è
accanto, senza mai trovarla. Chissà se ti avrò deluso, se ti arrabbi con me dei
miei errori. Se così grande il tuo amore mi vorrebbe felice.
Chissà se
anche il mio amore egoista non è poi tanto abbastanza da riuscire a lasciarti
andare.
Quante volte
rimugino in me questi pensieri.
Pensieri
vani, come so che vana è l’idea di te.
Ma ci sono
assenze che pesano più delle presenze.
Tu per me
sei quell’eroe che lascia il campo sul più bello e per questo non sarà mai
dimenticato.
Intanto si
avvicina luglio e il nostro anniversario; e io mi sto preparando come ogni
anno.
Mi preparo a
essere ancora la tua sposa, ieri, oggi, domani e per sempre.
E se tu non
potrai più essere il mio sposo, sarai per sempre il mio angelo, lassù ovunque
tu sia…
Patty

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