La nostra
vita è piena di rimpianti.
Arrivati
a una certa età ormai non troppo vecchi, ma abbastanza grandi per i bilanci,
viene spontaneo giungere a delle riflessioni sulla propria vita.
Nel mio bilancio,
forse alla fine sono in pari, tra le cose che rifarei e quelle che invece, se
potessi tornare indietro non farei.
Tra queste
ultime ci sono anche quelle che non scegliamo noi, ma che accadono perché così
deve essere. Ma ogni scelta, ogni accadimento della nostra vita, porta con sé
le sue conseguenze. E lentamente, nel tempo, forma quello che siamo, in bene o in male.
Tra
quelle che rifarei, sicuramente ci sei tu, tutta la nostra storia, nostro figlio.
E non tornerei indietro di una virgola, almeno finché ci sei stato. E dico che
già da sola, la nostra storia e il nostro amore mi ripaga di tutti i rimpianti
e di tutte le amarezze.
L’altra è
rivivere la mia infanzia, quella con mia madre ancora viva.
Perché a
differenza di molti bambini, per tanti anni sono stata coccolata e viziata e ho
avuto intorno persone che mi hanno amato, che resteranno per sempre nel mio
cuore.
Tra gli
accadimenti che non ho scelto ci sono purtroppo i lutti. Il tuo e quello di mia
madre, che hanno segnato delle svolte nella mia vita che non ho scelto, che
hanno segnato come uno spartiacque la mia vita di prima e quella di dopo. E ahimè,
purtroppo entrambe in negativo.
E il
destino non possiamo cambiarlo, non almeno quello che divide la vita dalla
morte.
Nel caso
di mia madre, ero troppo piccola per scegliere come affrontarlo.
Mi sono
trovata costretta a subire le scelte di mio padre.
E forse è
una delle cose che non sono riuscita mai a perdonargli.
Anche se
la vita ci riserva sempre delle sorprese e nel senno del poi, oggi vedrei le
cose sotto un’altra luce.
Anche perché
si cresce e quando succede che da grande ti ritrovi a scontrarti con una realtà
simile, molte cose le vedi diversamente.
Anche se non
posso dire che la nostra storia, ricalcando su certi lati la sua, sia uguale.
Ci sono
delle differenze importanti e sostanziali che ci separano. Ma non è di questo
che voglio parlare.
Ma da questo
nasce il primo rimpianto. Quello che mi porterò dentro a vita.
Di non
essere riuscita a parlare con lui, ad aprirmi.
Parlarci
non più come quella figlia rancorosa che non riconosce più suo padre, ma da pari
a pari,
dirgli
che alla fine non m’importa, che ho perdonato, accettato e che gli ho voluto
bene, anche quando credevo di odiarlo e che mi ha fatto male più l’indifferenza,
quando non riuscivo più a sentire nulla, chiusa nello scudo che mi ero costruita.
E l’unica
cosa che contava per me era sapere che infine fosse stato felice. Farlo andare
via in pace, senza i sensi di colpa che ci portiamo dietro.
Un altro
rimpianto è aver lasciato la scuola.
Ero
bravina. Paradossalmente i miei fratelli, alcuni, che se la cavavano meno bene hanno
terminato gli studi. Io no.
Non ho vissuto
un’adolescenza facile. La mancanza di mia nonna,
le cose che a casa non andavano, la testa presa dalla prima “cottarella”. Tutto
ha contribuito ad allontanarmi, nonché il fatto che la scuola non mi piacesse
per niente e l’avevo scelta solo per non ricadere nell’errore delle troppe
seghe fatte l’anno prima, nell’altra scuola, dove fui bocciata per le assenze.
E per una brava a scuola è già di per sé uno smacco che difficilmente riesci a
mandare giù.
Cosa mi
sarei aspettata continuando? Un'altra vita? Un altro lavoro? Un altro destino? Chi
lo sa, nessuno può saperlo. Sarei stata peggio, meglio? Ti avrei comunque
incontrato? Mia nonna diceva sempre che, quando due persone sono destinate non
c’è nulla che possa dividerle. Ma l dubbio che quella scelta abbia condizionato
il mio futuro resta.
Anche se io,
in questo momento non avrei voluto altri che te.
E non sputo
nel piatto dove mangio, da una vita ormai.
Un altro
rimpianto, non lo chiamerei rimpianto. Piuttosto è creato dalla consapevolezza
e dall’amarezza che il tuo mondo non era te. Non verso me, almeno.
Hai lottato
in tutti i modi per farmi accettare come avresti voluto e io con te. Sono arrivata
ad annullarmi per il nostro amore e non lo rimpiango, ti ho amato e ti amo così
tanto che per te farei ancora pazzie.
Ma non sei
riuscito nell’intento. Non sono mai riuscita a sentirmi pienamente parte del
tuo mondo. Non perché non lo volessi e dio sa quanto di me ci ho messo, quanto
entrambi ci abbiamo messo. Tanto amore contrapposto alle apparenze, alla falsità.
Tanto che alla fine ho finito per indossare una maschera cucita a vita sulla
pelle ed essere finta anche io.
E questo è
il rimpianto più grosso che ho.
Perché sapevo
benissimo, che le cose dopo te, sarebbero cambiate. E mi è mancato il coraggio
della cattiveria. Mi è mancato pretendere ciò che era mio e mandare tutti a
puttane.
Mi è mancato
il coraggio di cambiare. Casa, lavoro, gente, persino città, fosse stato necessario.
Mi è mancato ricominciare, reinventarmi, dare un taglio al nostro amore e al
nostro ricordo. Costruire un domani diverso, per me e per mio figlio, magari
peggiore, non potrò mai saperlo.
Ma comunque
lontano dalle falsità. Da chi ti fa sentire un peso invece di amarti. Da chi
continui ad illuderti di essere , se non amata, almeno rispettata come tale.
Non è un discorso
generico, nel tuo mondo c’è anche del buono, qualcuno che oggi è uguale a te e
a me, E per questo non ben visto.
Perché le
persone vere e che amano in questo mondo non sono ben viste.
E in fondo
la bibbia, ci insegna che Abele è morto per mano di Caino.
E gli
uomini, me compresa vengono da colui che è rimasto,
Per questo
non mi erigo a santarella, anche io ho le mie colpe.
Una è quella
di averti sempre taciuto la mia sensazione. Ma, quando ti ho sposato ero
consapevole di quello che andavo incontro, eppure ti ho scelto e con te ho
scelto tutto il tuo mondo, anche se non mi convinceva, malgrado tutti gli
sforzi tu avessi fatto. E lo sai, nel senno del poi, ancora, rinuncerei a me
per il tuo amore. Perché davvero tanto me ne hai dato.
E ti sei
portato con te, tutto quello che mi hai celato, per non ferirmi. Forse per
paura di perdermi.
E non te ne faccio
una colpa, tanto non sarebbe cambiato nulla.
Nemmeno
quella di avermi tutelato di più. Ti sarebbe costato una guerra con tutti. E sarebbe
stato vana tutta la lotta per farsi accettare, mi avrebbero odiato ancora di
più.
E poi non
avrei voluto. Tu dovevi andare via in pace.
E so, perché
ero presente che le ultime raccomandazioni a tutti sono state per nostro figlio.
Che allora era solo un bambino. E forse, suo malgrado, è il motivo per il quale
mi è mancato il coraggio di cambiare,
Perché dovevo
pensare prima a lui. Era la priorità in quel momento.
E anche per
tenere fede al nostro amore, a te, e a tutto quello in cui credevamo.
E sono scesa
a compromessi, mi sono piegata, umiliata, ho fatto di tutto per tenere in piedi
quel poco di vero per cui valeva lottare. Per nostro figlio, prima che per me e
per il tuo ricordo. E ancora oggi, a tanti anni di distanza da quando sei
mancato.
E scopro che
ancora oggi mi fa male. Che alla mia età sarebbe ora di prendermi le mie rivincite,
di uscire da questo circolo vizioso, prima che arrivi la resa dei conti.
Di concedermi
il lusso di mettere per una volta tutto il resto, compreso te e nostro figlio.
Un atto di sano coraggio che devo a me stessa, per non morire domani almeno con
la dignità che mi spetta.
Solo, che è
più facile dirsi che a farsi. Perché sono prossima alla pensione, ma ancora lontana
e significherebbe mandare all’aria tutta una vita, compreso le cose belle.
E avrei
dovuto farlo prima. È giusto adesso?
E mio figlio
il prossimo anno sposa. Non voglio metterlo davanti a tante realtà che in
qualche modo percepisce e qualcosa sa, ma dovrei creare una frattura che diventerebbe
insanabile anche per lui.
E non vorrei
che scambiasse la mia amarezza, finendo di addossare a te le colpe per non
averci tutelato come dovuto.
Io so,
quanta bontà c’era in te, quanto siamo simili, quanto entrambi se avessimo
voluto avremmo potuto. Ma se non sei portato per divisioni e odio, non lo sei e
basta.
E nemmeno
immagina, quando borbotta, quanto ti somiglia. Che lui fa proprio come te,
anche con Beatrice, bu bu bu e poi finisce per fare ciò che lei vuole.
A volte t’immagino,
che ti rivolti nella tomba, che non ti dai pace, dove sei. Per quante cose
sbagliate avrai visto da lassù.
Anche da
parte mia, che anch’io ho i miei sbagli e i miei tradimenti da farmi perdonare,
anche se di altra natura.
E sempre da
parte mia che non riesco a lasciarti andare, E sai perché?
Perché in
fondo ho solo te. Vivo o morto, comunque solo te, da una vita ormai.
Che non mi
va di angustiare né i miei fratelli, ne le mie amiche, tanto meno nostro figlio.
Lui, per i
motivi elencati sopra. Gli altri, perché oltre a non conoscere bene tutta la
situazione non è giusto vengano a conoscenza di qualcosa che ho lottato per
tenere nascosta, malgrado molto si veda anche dal di fuori.
E infine c’è
l’ultimo rimpianto. Il mio compagno.
Ho sbagliato,
non dovevo cercare un’altra storia, un altro amore.
Ho sbagliato
verso te e alla fine ho sbagliato anche con lui. Se non riesco ad amarlo quanto
merita.
Ma
soprattutto ho sbagliato con me stessa. Perché non era quello giusto per me. Forse
che nessuno lo sarebbe stato dal momento che continuo ad amare solo te.
Ho sbagliato
a illudermi di potermi rifare una vita.
Forse, inconsciamente
cercavo proprio quel conforto a tutta la situazione in cui ero rimasta
intrappolata e ho finito per incatenarmi del tutto. A un amore che non sento. Ai
sensi di colpa.
A un uomo buono,
che mi ama, ma non riesce a darmi nemmeno l’ombra di quello che tu eri capace.
E non è per
fare paragoni. Avevo un uomo e accanto mi ritrovo un bambino, tutto qua e non c’è
altro da aggiungere.
Cercavo un
padre per mio figlio e mio figlio ha finito per essere suo padre.
Ed ecco, che
tornando a me, non mi viene voglia di raccontarli nemmeno a lui, i miei
problemi.
E hai
ragione te. Che mi sembra di sentirti: “E allora che facciamo, mi angusti ame? E
io che posso farti adesso? “
E in un sogno
mi hai abbracciato e detto pure.
Poi dicono
che i sogni sono il nostro inconscio. Sicuramente in parte è vero. Ma chissà perché
i miei in un certo qual modo rispecchiano sempre la realtà, di cose accadute e/o
che succederanno.
E comunque
hanno sempre il loro significato.
Forse
dipenderà dalla mia sensibilità. Oppure appartengo a quella categoria, per chi
ci crede, di quelle persone che hanno delle premonizioni, che il più delle
volte poi sono vere.
E forse un po'
ci credo anche io, visto che mi accade sin da bambina.
Ecco, siamo
vicini a Natale e quanto vorrei che questo Natale fosse davvero siamo tutti più
bravi e più buoni, come nelle favole.
Come quando
da bambino aspetti babbo Natale e metti la letterina sotto il piatto di papà
con tutti i propositi migliori.
Come quando
esci da una Messa e per alcuni minuti ti senti diverso, peccato che dura poco.
Come quando
è arrivato il Covid, che ci doveva far diventare tutti migliori e invece guarda
in che razza di mondo siamo finiti.
Cinici,
spietati, egoisti, assassini. O forse è sempre stato così, ma te ne rendi conto
dolo quando invecchi, perché prima sei troppo preso a vivere, senza nemmeno
accorgerti di quando sei felice.
E vorrei
andare a una cena di Natale con un altro spirito, invece di costringermi a fingerlo
per compiacere nostro figlio.
E mi spiace
amore, ma senza l’amore, quello vero non è più Natale.
E se ancora
c’è Natale, per me lo devo a te, all’amore che mi hai lasciato quando abbiamo
scelto di metterlo al mondo. Patty
