Questo blog nasce come una sorta di diario segreto.

Molto più personale e introspettivo, non nasce ne per essere giudicato, ne per essere compreso o frainteso.

ognuno è libero di inetrpretare, ma solo noi stessi conosciamo il vero senso di quello che scriviamo e l'attimo nel quale è stato fatto e perchè ...

un viaggio nell'etere di pensieri ed emozioni profondi... uno specchio dell'anima,come il titolo recita ...

giovedì 4 dicembre 2025

 


La nostra vita è piena di rimpianti.

Arrivati a una certa età ormai non troppo vecchi, ma abbastanza grandi per i bilanci, viene spontaneo giungere a delle riflessioni sulla propria vita.

Nel mio bilancio, forse alla fine sono in pari, tra le cose che rifarei e quelle che invece, se potessi tornare indietro non farei.

Tra queste ultime ci sono anche quelle che non scegliamo noi, ma che accadono perché così deve essere. Ma ogni scelta, ogni accadimento della nostra vita, porta con sé le sue conseguenze. E lentamente, nel tempo, forma quello che siamo, in bene o in male.

Tra quelle che rifarei, sicuramente ci sei tu, tutta la nostra storia, nostro figlio. E non tornerei indietro di una virgola, almeno finché ci sei stato. E dico che già da sola, la nostra storia e il nostro amore mi ripaga di tutti i rimpianti e di tutte le amarezze.

L’altra è rivivere la mia infanzia, quella con mia madre ancora viva.

Perché a differenza di molti bambini, per tanti anni sono stata coccolata e viziata e ho avuto intorno persone che mi hanno amato, che resteranno per sempre nel mio cuore.

Tra gli accadimenti che non ho scelto ci sono purtroppo i lutti. Il tuo e quello di mia madre, che hanno segnato delle svolte nella mia vita che non ho scelto, che hanno segnato come uno spartiacque la mia vita di prima e quella di dopo. E ahimè, purtroppo entrambe in negativo.

E il destino non possiamo cambiarlo, non almeno quello che divide la vita dalla morte.

Nel caso di mia madre, ero troppo piccola per scegliere come affrontarlo.

Mi sono trovata costretta a subire le scelte di mio padre.

E forse è una delle cose che non sono riuscita mai a perdonargli.

Anche se la vita ci riserva sempre delle sorprese e nel senno del poi, oggi vedrei le cose sotto un’altra luce.

Anche perché si cresce e quando succede che da grande ti ritrovi a scontrarti con una realtà simile, molte cose le vedi diversamente.

Anche se non posso dire che la nostra storia, ricalcando su certi lati la sua, sia uguale.

Ci sono delle differenze importanti e sostanziali che ci separano. Ma non è di questo che voglio parlare.

Ma da questo nasce il primo rimpianto. Quello che mi porterò dentro a vita.

Di non essere riuscita a parlare con lui, ad aprirmi.

Parlarci non più come quella figlia rancorosa che non riconosce più suo padre, ma da pari a pari,

dirgli che alla fine non m’importa, che ho perdonato, accettato e che gli ho voluto bene, anche quando credevo di odiarlo e che mi ha fatto male più l’indifferenza, quando non riuscivo più a sentire nulla, chiusa nello scudo che mi ero costruita.

E l’unica cosa che contava per me era sapere che infine fosse stato felice. Farlo andare via in pace, senza i sensi di colpa che ci portiamo dietro.

Un altro rimpianto è aver lasciato la scuola.

Ero bravina. Paradossalmente i miei fratelli, alcuni, che se la cavavano meno bene hanno terminato gli studi. Io no.

Non ho vissuto un’adolescenza facile. La mancanza di mia nonna, le cose che a casa non andavano, la testa presa dalla prima “cottarella”. Tutto ha contribuito ad allontanarmi, nonché il fatto che la scuola non mi piacesse per niente e l’avevo scelta solo per non ricadere nell’errore delle troppe seghe fatte l’anno prima, nell’altra scuola, dove fui bocciata per le assenze. E per una brava a scuola è già di per sé uno smacco che difficilmente riesci a mandare giù.

Cosa mi sarei aspettata continuando? Un'altra vita? Un altro lavoro? Un altro destino? Chi lo sa, nessuno può saperlo. Sarei stata peggio, meglio? Ti avrei comunque incontrato? Mia nonna diceva sempre che, quando due persone sono destinate non c’è nulla che possa dividerle. Ma l dubbio che quella scelta abbia condizionato il mio futuro resta.

Anche se io, in questo momento non avrei voluto altri che te.

E non sputo nel piatto dove mangio, da una vita ormai.

Un altro rimpianto, non lo chiamerei rimpianto. Piuttosto è creato dalla consapevolezza e dall’amarezza che il tuo mondo non era te. Non verso me, almeno.

Hai lottato in tutti i modi per farmi accettare come avresti voluto e io con te. Sono arrivata ad annullarmi per il nostro amore e non lo rimpiango, ti ho amato e ti amo così tanto che per te farei ancora pazzie.

Ma non sei riuscito nell’intento. Non sono mai riuscita a sentirmi pienamente parte del tuo mondo. Non perché non lo volessi e dio sa quanto di me ci ho messo, quanto entrambi ci abbiamo messo. Tanto amore contrapposto alle apparenze, alla falsità. Tanto che alla fine ho finito per indossare una maschera cucita a vita sulla pelle ed essere finta anche io.

E questo è il rimpianto più grosso che ho.

Perché sapevo benissimo, che le cose dopo te, sarebbero cambiate. E mi è mancato il coraggio della cattiveria. Mi è mancato pretendere ciò che era mio e mandare tutti a puttane.

Mi è mancato il coraggio di cambiare. Casa, lavoro, gente, persino città, fosse stato necessario. Mi è mancato ricominciare, reinventarmi, dare un taglio al nostro amore e al nostro ricordo. Costruire un domani diverso, per me e per mio figlio, magari peggiore, non potrò mai saperlo.

Ma comunque lontano dalle falsità. Da chi ti fa sentire un peso invece di amarti. Da chi continui ad illuderti di essere , se non amata, almeno rispettata come tale.

Non è un discorso generico, nel tuo mondo c’è anche del buono, qualcuno che oggi è uguale a te e a me, E per questo non ben visto.

Perché le persone vere e che amano in questo mondo non sono ben viste.

E in fondo la bibbia, ci insegna che Abele è morto per mano di Caino.

E gli uomini, me compresa vengono da colui che è rimasto,

Per questo non mi erigo a santarella, anche io ho le mie colpe.

Una è quella di averti sempre taciuto la mia sensazione. Ma, quando ti ho sposato ero consapevole di quello che andavo incontro, eppure ti ho scelto e con te ho scelto tutto il tuo mondo, anche se non mi convinceva, malgrado tutti gli sforzi tu avessi fatto. E lo sai, nel senno del poi, ancora, rinuncerei a me per il tuo amore. Perché davvero tanto me ne hai dato.

E ti sei portato con te, tutto quello che mi hai celato, per non ferirmi. Forse per paura di perdermi.

E non te ne faccio una colpa, tanto non sarebbe cambiato nulla.

Nemmeno quella di avermi tutelato di più. Ti sarebbe costato una guerra con tutti. E sarebbe stato vana tutta la lotta per farsi accettare, mi avrebbero odiato ancora di più.

E poi non avrei voluto. Tu dovevi andare via in pace.

E so, perché ero presente che le ultime raccomandazioni a tutti sono state per nostro figlio. Che allora era solo un bambino. E forse, suo malgrado, è il motivo per il quale mi è mancato il coraggio di cambiare,

Perché dovevo pensare prima a lui. Era la priorità in quel momento.

E anche per tenere fede al nostro amore, a te, e a tutto quello in cui credevamo.

E sono scesa a compromessi, mi sono piegata, umiliata, ho fatto di tutto per tenere in piedi quel poco di vero per cui valeva lottare. Per nostro figlio, prima che per me e per il tuo ricordo. E ancora oggi, a tanti anni di distanza da quando sei mancato.

E scopro che ancora oggi mi fa male. Che alla mia età sarebbe ora di prendermi le mie rivincite, di uscire da questo circolo vizioso, prima che arrivi la resa dei conti.

Di concedermi il lusso di mettere per una volta tutto il resto, compreso te e nostro figlio. Un atto di sano coraggio che devo a me stessa, per non morire domani almeno con la dignità che mi spetta.

Solo, che è più facile dirsi che a farsi. Perché sono prossima alla pensione, ma ancora lontana e significherebbe mandare all’aria tutta una vita, compreso le cose belle.

E avrei dovuto farlo prima. È giusto adesso?

E mio figlio il prossimo anno sposa. Non voglio metterlo davanti a tante realtà che in qualche modo percepisce e qualcosa sa, ma dovrei creare una frattura che diventerebbe insanabile anche per lui.

E non vorrei che scambiasse la mia amarezza, finendo di addossare a te le colpe per non averci tutelato come dovuto.

Io so, quanta bontà c’era in te, quanto siamo simili, quanto entrambi se avessimo voluto avremmo potuto. Ma se non sei portato per divisioni e odio, non lo sei e basta.

E nemmeno immagina, quando borbotta, quanto ti somiglia. Che lui fa proprio come te, anche con Beatrice, bu bu bu e poi finisce per fare ciò che lei vuole.

A volte t’immagino, che ti rivolti nella tomba, che non ti dai pace, dove sei. Per quante cose sbagliate avrai visto da lassù.

Anche da parte mia, che anch’io ho i miei sbagli e i miei tradimenti da farmi perdonare, anche se di altra natura.

E sempre da parte mia che non riesco a lasciarti andare, E sai perché?

Perché in fondo ho solo te. Vivo o morto, comunque solo te, da una vita ormai.

Che non mi va di angustiare né i miei fratelli, ne le mie amiche, tanto meno nostro figlio.

Lui, per i motivi elencati sopra. Gli altri, perché oltre a non conoscere bene tutta la situazione non è giusto vengano a conoscenza di qualcosa che ho lottato per tenere nascosta, malgrado molto si veda anche dal di fuori.

E infine c’è l’ultimo rimpianto. Il mio compagno.

Ho sbagliato, non dovevo cercare un’altra storia, un altro amore.

Ho sbagliato verso te e alla fine ho sbagliato anche con lui. Se non riesco ad amarlo quanto merita.

Ma soprattutto ho sbagliato con me stessa. Perché non era quello giusto per me. Forse che nessuno lo sarebbe stato dal momento che continuo ad amare solo te.

Ho sbagliato a illudermi di potermi rifare una vita.

Forse, inconsciamente cercavo proprio quel conforto a tutta la situazione in cui ero rimasta intrappolata e ho finito per incatenarmi del tutto. A un amore che non sento. Ai sensi di colpa.

A un uomo buono, che mi ama, ma non riesce a darmi nemmeno l’ombra di quello che tu eri capace.

E non è per fare paragoni. Avevo un uomo e accanto mi ritrovo un bambino, tutto qua e non c’è altro da aggiungere.

Cercavo un padre per mio figlio e mio figlio ha finito per essere suo padre.

Ed ecco, che tornando a me, non mi viene voglia di raccontarli nemmeno a lui, i miei problemi.

E hai ragione te. Che mi sembra di sentirti: “E allora che facciamo, mi angusti ame? E io che posso farti adesso? “

E in un sogno mi hai abbracciato e detto pure.

Poi dicono che i sogni sono il nostro inconscio. Sicuramente in parte è vero. Ma chissà perché i miei in un certo qual modo rispecchiano sempre la realtà, di cose accadute e/o che succederanno.

E comunque hanno sempre il loro significato.

Forse dipenderà dalla mia sensibilità. Oppure appartengo a quella categoria, per chi ci crede, di quelle persone che hanno delle premonizioni, che il più delle volte poi sono vere.

E forse un po' ci credo anche io, visto che mi accade sin da bambina.

Ecco, siamo vicini a Natale e quanto vorrei che questo Natale fosse davvero siamo tutti più bravi e più buoni, come nelle favole.

Come quando da bambino aspetti babbo Natale e metti la letterina sotto il piatto di papà con tutti i propositi migliori.

Come quando esci da una Messa e per alcuni minuti ti senti diverso, peccato che dura poco.

Come quando è arrivato il Covid, che ci doveva far diventare tutti migliori e invece guarda in che razza di mondo siamo finiti.

Cinici, spietati, egoisti, assassini. O forse è sempre stato così, ma te ne rendi conto dolo quando invecchi, perché prima sei troppo preso a vivere, senza nemmeno accorgerti di quando sei felice.

E vorrei andare a una cena di Natale con un altro spirito, invece di costringermi a fingerlo per compiacere nostro figlio.

E mi spiace amore, ma senza l’amore, quello vero non è più Natale.

E se ancora c’è Natale, per me lo devo a te, all’amore che mi hai lasciato quando abbiamo scelto di metterlo al mondo.       Patty

 

 

 

 

 

 

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