IL TEMPO E L’IMPOTENZA.
Mi sono
sempre domandata se è il cuore a comandare la mente o viceversa.
Spesso
razionalità e sentimento non vanno d’accordo.
Ad
esempio, mi domando che senso ha soffrire per qualcosa che non esiste.
Perché
che tu non esista è inconfutabile.
Eppure,
quando ti penso sei talmente vero e presente da credere impossibile che tu non
sia.
Eppure,
se sei in me, non può essere che tu non sia.
Come
quando guardi dentro una fotografia e ti chiedi come sia possibile che quanto
stato non esista più e se non fosse che per il ricordo potrebbe essere solo
frutto di una fantasia.
E intanto
tutto passa, tutto cambia, ma al contempo tutto resta, tutto tranne te, tranne
noi.
Quanto è
assurdo tutto questo, assurdo come tutto l’amore che non riesco a strapparmi da
dentro.
Si può
amare qualcosa che non c’è, un fantasma?
Forse è
normale. In fondo amiamo un Dio che non abbiamo mai visto o conosciuto.
È un
conflitto che consuma, una guerra continua.
Io,
combattuta tra i sensi di colpa e l’angoscia, con il mio umore che sale e
scende come le montagne russe.
Io, che,
mentre ti penso non realizzo più del tempo passato.
Il tempo,
che, come dice una canzone, è già di per sé una ferita. Perché tutto porta via e
resto lì, impotente, a guardarlo scorrere mentre ruba attimi di felicità,
crudele e implacabile.
Ma
l’amore è più forte. Lui non lo sa. Nulla può contro ciò che porti dentro. Ed
ecco che allora ci sei. E sei di più, perché lui passa, tu no.
È vero
che ciò che hai dentro al cuore non muore mai e nemmeno invecchia.
Ma c’è un
dolore sordo, incontenibile, quando realizzo che tanto è grande, quanto vano
perché non posso più viverlo se non nel ricordo. Dicono che l’amore più lo
stringi e più scivola via come sabbia. Così mi accade quando sei lì, stretto
tra i pugni chiusi, per trattenere tutta la rabbia che sale, conscia
dell’impotenza di ieri per fermarti e tenerti con me, dell’impotenza di oggi
per farti tornare qui.
Quell’impotenza
ferma dentro a un nodo in gola. A metà strada tra una lacrima e lo stomaco, che
grida ancora perché.
Rimane in
sospeso il nostro amore, come una sinfonia incompiuta che per l’appunto diventa
immortale.
Non
capisco come accade. Quando mi tormenti il giorno, difficilmente vieni a
trovarmi in sogno. E invece, quando sono più serena e il mio pensiero si
allontana da te, puntualmente invadi le mie notti e finisce che sono d’accapo.
Forse è
il mio inconscio, che non si rassegna a perderti e si diverte a giocare con il
mio cuore. O davvero sei tu, che, come mi dicesti una volta per scherzare, mi
promettesti che mi saresti sempre venuto in sogno e adesso mantieni la
promessa?
Non c’è
una risposta, come non ci sono risposte a tutti i misteri che questa vita racchiude
e tu sei il più bel mistero che mi poteva capitare.
E un
mistero rimane un amore che non sa finire, malgrado tutto abbia una fine.
E vivo,
anche per te, per guardare ancora il mondo anche per i tuoi occhi. Sono viva
per portare a termine qualcosa che abbiamo cominciato insieme e che è tutta
l’essenza del nostro amore e del mio vivere.
Vivo,
perché sei tu l’esempio. Della voglia incontenibile di continuare, di esistere,
di lottare. Nulla avrei imparato, altrimenti.
Intanto che
scrivo il tempo si ferma, sei nell’eco di una canzone, su ogni riga che scorre,
fra le dita che battono sulla tastiera. Sei nella mia più cupa malinconia, ma
anche nella mia più grande gioia e non ti perderò mai davvero e non mi perderai
mai.
Inventerò
un nome nuovo per il cielo, per il sole, per la pioggia, per il mare, per ogni
via, e li chiamerò con il tuo nome, dal momento che ogni volta che volgo lo
sguardo t’incontro.
A volte
sei talmente dentro che di più non puoi, ma così dentro da sentirmi te.
E allora
mi riempio di una felicità immensa e inspiegabile.
E mi
domando se non sto impazzendo e mi sta bene così, meglio impazzire di soffrire….
ciao amore mio…
Patty

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