La vita, questo mistero
Dicono
che la morte racchiude un mistero.
Verrà per
tutti, è in noi quando nasciamo.
Nessuno
sa quando e come, ma non si scappa.
E chissà
se davvero c’è un poi, se davvero esiste quest’anima immortale che vagherà per
l’eternità, che potrà vedere qui e oltre, oppure è solo una speranza che ci
diamo per dare un senso all’esistenza e invece tutto finisce con noi quando ce
ne andiamo.
Filosofi
e teologi hanno perso la testa per dare una risposta e una risposta non ci sarà
mai.
Ma io
credo che il mistero più grande sia la vita.
Già il modo
di come si concepisce è un pozzo di domande. E in fondo, anche se in maniera
diversa siamo come api sui fiori, come tutti gli esseri viventi.
Siamo stati
concepiti per rinnovare il mondo, cambia il modo, ma non la sostanza.
Siamo di
carne ed ossa, eppure siamo talmente piccoli, siamo nulla, davanti al mistero
che ci circonda.
E così stupidi
nei nostri affanni e nelle nostre guerre.
Dovremmo
davvero vivere ogni giorno come non ci fosse un domani.
Penso a
chi ci ha lasciato. Tutti nel bene o nel male ci hanno lasciato un segno.
Tutti avevano
un sogno, un programma lasciato in sospeso, anche a 90 anni, perché la vita non
conta il tempo quando ti abbandona. E
appunto mistero è questa vita che ci regala affetti e persone per poi
portarcele via
E ci sono
quelle persone speciali. Quelle che non andranno mai davvero.
Perché il
mistero sta tutto qui, loro vanno, ma al contempo restano, per sempre dentro
noi.
Le riconosci,
proprio quando ti lasciano, perché non sono solo loro ad andarsene, ma niente
resta uguale dopo. Perché ti crolla tutto intorno e l’unica forza che ti resta
è la loro memoria e l’amore che ti hanno lasciato che ti spinge ad andare
avanti.
. È
talmente assurdo relazionare tutto questo a un mucchio di cenere, a polvere
nella terra.
Siamo prima
figli, di qualcuno che ci lascerà, processo della stessa cellula e nel distacco
senti bruciare il sangue dentro, perché nelle tue vene scorre quel sangue.
Ci
doniamo a un amore che si fonderà con noi, corpo e anima,
Come si
fa a immaginare spirito, qualcosa che hai toccato, odorato, respirato.
Come si fa
a guardare una scatoletta di ossa e pensare che ieri era un corpo che giaceva
con te, un corpo tangibile con cui respiravi all’unisono e ansimava con te,
qualcuno che ti ha posseduto e ha lasciato in te il suo seme.
Qualcuno con
cui hai riso, pianto, hai bisticciato, hai cantato, qualcuno che tenevi mano
nella mano,
di cui
hai assaporato baci, abbracci e carezze.
Qualcuno
con cui hai diviso luoghi e tempo, ignaro che correva troppo e ti stava
regalando la felicità. Perché la felicità la riconosciamo sempre dopo averla
vissuta, chissà perché. Forse perché siamo sempre troppo presi a pensare al
domani e invece è proprio il domani che ti frega.
E cerchi
intorno spaesato in tutte le cose che restano e non c’è modo di colmare il
vuoto.
Si sopravvive,
ci si reinventa, si ricomincia.
Ma fa
male la schiena, le spalle s’incurvano sotto a un peso più grande di te.
Ci si
consola sognando ad occhi aperti una realtà che non esiste, ci si butta sul
lavoro, ti aiutano le amicizie, ti tuffi in altre storie, tutto per continuare
a vivere, anche sbagliare, se può servirti.
E ti
aiuta quel seme che sboccia, che custodirai per tutta la vita in nome dell’amore
che hai preso e di quello che hai dato.
Lo crescerai
con amore e tenacia, anche annullandoti se serve e cercherai in lui i gesti, lo
sguardo, la voce, le mani e i modi di chi hai amato così tanto.
Ed è
inevitabile che ce li rivedrai anche se non potrebbe essere più diverso. Perché
tuo figlio è il frutto del tuo grande amore ed è l’unica cosa che resta davvero.
Ed è così
che davvero la vita continua.
E continua
quando incontri un’altra persona che merita il tuo amore, se sarai fortunato,
anche se non sarà mai uguale.
Ho sentito
di gente che ha detto che la seconda volta è anche meglio.
Io, però,
non sono così. Non lo sono mai stata, nemmeno da bambina riuscivo a sostituire
una bambola con un’altra senza rimpiangere quella prima e le persone non sono
giocattoli.
E anche perché
molto raramente le persone si somigliano, sarebbe un errore grandissimo cercare
di rimpiazzare una persona con un’altra sperando di cancellare il dolore o la
mancanza. Non stiamo parlando nemmeno di un cane.
Per
questo forse ho scelto una persona tanto diversa, per amarlo, ma non
permettermi di dimenticarti.
Perché non
voglio nessuno a sostituirti nel mio cuore.
Anche se
questo mi costa vivere con i miei sensi di colpa, verso lui, quando torno a te,
verso te, quando sto con lui.
Verso me
e verso gli altri, quando scrivo sentimenti sui social che potrebbero ferire.
Una volta
avevo un diario, poi un blog, oggi ci sono i social.
Ma io
sono stanca di tenermi tutto dentro, da tempo immemore tutto quello che mi
logora e che, se non incide sulla mia psiche finisce per incidermi sulla salute,
che ogni tanto ce ne ho una.
E perché le
parole sanno ferire come spade, ma alla fine le porta via il vento e quello che
conta è soltanto quello che resta.
E questa
vita è mistero, quando il tempo inesorabile passa, e tutto cambia intorno a te,
ma niente dentro.
Non siamo
che capitoli aperti e chiusi di un libro che lasceremo incompiuto. Ci sono
capitoli che fai fatica a leggere e poi ci sono quelli dove pieghi la pagina e
lasci il segno, prima di rimettere a posto, perché sopra c’è scritto qualcosa
che ti ha colpito e conti di poter rileggere un giorno, anche se sai che quel
libro non lo riaprirai mai più.
E siamo
fragili davanti all’eternità, insignificanti per il mondo, siamo un’affacciata
di finestra, come diceva mia nonna.
Ma conta
quello che lasci, conta quello che hai visto dietro le tende, quanto forte ha
tirato il vento e se sei riuscito a resistere.
E quando
non saremo più nulla, perché saremo passati noi e i figli dei figli dei nostri
figli finiranno tutte le domande e non soffriremo più. E il rammarico è oggi, non poi.
Se non ha
senso guardare a ieri, ne ha ancora meno guardare a domani.
Se non altro
ieri abbiamo vissuto, domani chissà…
Patty
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