Questo blog nasce come una sorta di diario segreto.

Molto più personale e introspettivo, non nasce ne per essere giudicato, ne per essere compreso o frainteso.

ognuno è libero di inetrpretare, ma solo noi stessi conosciamo il vero senso di quello che scriviamo e l'attimo nel quale è stato fatto e perchè ...

un viaggio nell'etere di pensieri ed emozioni profondi... uno specchio dell'anima,come il titolo recita ...

venerdì 15 agosto 2025

Ferragosto 2025

 Caldo, troppo caldo. C’è un cappa da togliere il fiato.

Lo dice anche il telegiornale. La terra si sta scaldando troppo e ogni anno sarà peggio.

Eppure io ricordo tanti ferragosti simili, che infine come sempre sfociavano in temporali.

In fondo è risaputo che dopo ferragosto cominciano .

Quelli estivi, che durano talvolta mezz’ora , ma molto forti. A volte  fanno anche danno e di brutto.

Ma il temporale non mi tocca. Anche quest’ anno, come quasi sempre mi capita sin da ragazza, mezza giornata lavoro, e addio “braciolata”.

Da quando ho cominciato a lavorare in pasticceria e ormai sono più di quarant’anni, una vita. E ci ho fatto il callo. 

E infine cos’è un lampo in cielo, per chi il temporale ce l’ha dentro anche col sole.

Cos’è una giornata di pioggia davanti alle lacrime di anni.

E mi tornano quei ferragosto felici.

Quando dopo aver lavorato montavamo in auto, io e te, diretti al paese, nella tua casa in campagna che non finirò mai di rimpiangere come te, che se avessi solo potuto non avrei mai venduta.

Quella casa semplice che mi accoglieva con il sorriso di quella vecchina della tua ex suocera, che mi aveva accettato come una figlia e sento ancora il calore di quell’affetto.

Partivamo, ricordo, con dolcetti e la scorta di cornetti in busta da regalare ai conoscenti che avremmo visitato e ogni anno così, un semplice rito che si ripeteva.

Mi fa pensare a quanto erano diversi i valori una volta.

Quanto erano importanti le persone.

Quanto fosse tutto più vero con te.

Partivamo col sole, qualche volta con la cappa come oggi, senza l’aria condizionata, alle due del pomeriggio, con i finestrini aperti e la musica sull’autoradio.

Non ci siamo risparmiati altri viaggi, ma agosto era questo.

E io ero felice così. Non facevo programmi, né chiedevo altro. A me bastava quella casa, a me bastavi tu.

Ora la strada è migliore. A quei tempi la Salaria era un po’ più brutta e se s’incontrava un camion davanti erano cavoli perché non si poteva sorpassarlo.

E si passava dentro Rieti, se volevi andare verso Ascoli, poi fecero una strada nuova, gallerie nuove e già si andava meglio.

Tappa fissa, Cotilia. Il chiosco col panino con la porchetta, perché si partiva con la fame senza aver pranzato.

Sorrido al ricordo che una volta ci lasciammo il seggiolino di nostro figlio, che si rifiutava straziato di starci dentro e lo riprendemmo dopo qualche giorno al ritorno.

Ci sono ripassata qualche anno dopo di te, e il gestore ancora ricordava quell’episodio.

E l’anguria, presa al camion che puntualmente si fermava nei pressi di Antrodoco. Una volta per giocare chiesi al signore di darmi l’ultima sotto. La faccia stupita del venditore col quale scoppiammo a ridere assieme.

Poi, superato quel tratto, nei pressi del passaggio a livello puntualmente cominciava a piovere.

Sempre, tutti gli anni che io ricordi.

Alzavamo i finestrini, ma io un pochino lo lasciavo sempre aperto. Mi piaceva sentire il fresco che entrava nell’auto, l’odore di terra bagnata. Volgevo lo sguardo verso le montagne, mi sentivo avvolta da un senso di pace e libertà e il temporale non mi faceva paura.

La mia mano accarezzava i tuoi capelli. Mi piaceva farlo mentre guidavi. Mi piaceva la tua mano sulla mia coscia, che mi trasmetteva sicurezza e desiderio al contempo.

Mi piacevano i tuoi occhi che fissavano la strada e che controluce cambiavano colore e diventavano verdi.

E mi piacevano gli attimi che rallentando riuscivamo a incontrare i miei.

C’era tutto in quegli sguardi, tutto quello che qualunque donna vorrebbe dal suo uomo.

Mi piaceva persino la tua sigaretta che il più delle volte nemmeno accendevi, ma continuavi a tenere fra le labbra. 

E quando era accesa, guidavi con una mano e l’altra fuori, che non si dovrebbe fare, ma io con te sarei stata sicura persino se avessi guidato a occhi chiusi.

Una volta il temporale non ci diede tregua e ci accompagnò fino alle curve per “ Folignano”.

Ricordo che l’acqua era talmente tanta che mentre facevamo i tornanti arrivava ai finestrini.

Poi, vicino casa, d’improvviso il sole, come se nulla fosse stato.

E che bella la campagna. Ma puoi capirla solo se ami la natura. Belli i tramonti sui campi. L’alba svegli con il gallo, come raccontano i libri. Le lucciole delle sere d’estate nascoste tra l’erba come tante stelle in cielo. Il canto dei grilli.

La rugiada del mattino. La fontana in pietra, dove ancora si lavano i panni col sapone a pezzi.


Bella come quando tornavamo dal mare accaldati, bella per le sere passate sulla veranda con il giacchetto addosso quando non si usciva. 

Buona come i fichi colti sull’albero dove ti arrampicavi coma una scimmia e io avevo sempre un po’ paura. Quell’albero che, per una strana coincidenza è finito dopo te, colpito da un fulmine. Buona come i pomodori colti nell’orto.

Semplice come la gente, umile e lavoratrice, che si accontenta di un pezzo di pane con l’olio e una panchina, appoggiati a una grande quercia che da ristoro nelle ore più calde, quattro chiacchiere con il fattore e il giorno va. Senza pretese.


E ancora più bella diventa quando la vivi e la guardi con gli occhi dell’amore. Che tornerei in quella camera che odorava di mobili vecchi e muffa, per regalartelo ancora e sempre.

Che mi ubriacherei ancora e ancora dei tuoi baci mentre travasi il vino in cantina.


E m’insegnavi a riconoscere le piante. Mi guidavi lungo i campi fino a raggiunger un punto in cui in  si vedeva una parte di case in lontananza e io mi cibavo del tuo amore e dei tuoi racconti.

Eri amico di tutti, in pace con tutti. Ovunque andavamo era una festa. Mi sono sentita sempre accolta e benvoluta. Che belle persone che ho conosciuto. E chissà, se oggi è ancora così. Per un po’ , dopo te ho continuato ad andare, fino a quando a malincuore non ho dovuto vendere casa.

E manca, quanto te, più che mai. Specialmente in giorni come oggi, quando il ricordo si fa più forte.

E benché sia forte la tentazione di tornare, anche se per un giorno soltanto, il cuore è combattuto perché muoio dalla voglia di andarci, ma so che inevitabilmente morirei travolta dai ricordi.

E dall’impossibilità di riaprire quella porta e comunque non trovarci più nulla come prima, le cose, tanto meno le persone , tanto meno te.

Di vedere la campagna cambiata; da quanto mi hanno detto hanno costruito. Non sarebbe più come ricordo e forse farebbe ancora più male ; un’altra constatazione che niente è più come prima, dopo te e invece  tutto  è rimasto uguale dentro me, anche il mio amore.

E fa male trattenerlo dentro tutto questo amore.

Niente fa più male di un amore che non si può gridare, ne raccontare, mai più vivere.

Buon ferragosto amore, dovunque e comunque tu sia, o con chiunque tu sia, se esiste un posto dove ancora stai.

E un posto c’è sicuramente ed è dentro al mio cuore .. per sempre… ❤️ ❤️ ❤️ Patty




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